L’economia della Palmaria ai tempi dei romani

Sconfitte le popolazioni locali, i romani occuparono le zone più favorevoli dello spezzino. NELL’ITINERARIUM MARITIMUM ANTONII AUGUSTI del 161 a.c. si parla del PORTUM VENERIS identificato dagli studiosi con Porto Venere anche dalle monete romane ritrovatevi e per le tracce di un antico tempio edificato dove oggi è la chiesa di San Pietro.

Un’ulteriore traccia della presenza romana nel nostro territorio sono i resti della villa del Varignano edificata tra l’80 e l’85 a.c.

Si tratta di un FUNDUS COLLINARE-MARITTIMO che dalle insenature delle Grazie e del Varignano si estendeva sino al Muzzerone le cui pendici, dalle quali forse si iniziava ad essere cavato il portoro, erano tenute a bosco e a pascolo.

Le popolazioni liguri locali tuttavia, opposero una forte resistenza sia alla cultura sia all’economia degli invasori comunque poco propensi ad espandersi nelle aree più disagiate.

È certo che i romani importarono nella zona la coltura dell’olivo, della vite, del castagno e del pino domestico attirando la popolazione dei monti e dell’interno verso le sue strutture costiere.

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Scavi del Varignano

È con i romani che abbiamo la prima testimonianza diretta intorno alla pesca, grazie al ritrovamento nella villa del Varignano di un amo di bronzo, un ago per tessere reti e disegni di attrezzi da pesca eseguiti su anfore.

Gli studiosi del settore ipotizzano che questa attività( esercitata comunque sulle isole) fosse stata secondaria rispetto ad altre o magari limitata inizialmente alla sola raccolta di molluschi e crostacei sul litorale.


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