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Attività rilevanti nelleconomia del 1600
Il dato di fondo dell'economia
portovenerese del '600, come del resto di quella di tutte le comunità del Dominio
genovese, era rappresentato dalla cronica insufficienza nella produzione di cereali.
Scrive Osvaldo Raggio: "Una delle caratteristiche principali dell'economia e della
vita delle comunità liguri in età moderna era costituita dalla scarsità strutturale
della produzione cerealicola. Un'altra caratteristica consisteva nella stretta
interdipendenza di aree ecologiche diverse: una fascia costiera più ricca a ridosso di
zone vallive e montane particolarmente deficitarie dal punto di vista alimentare. In
queste ultime la scarsità di grani, solo in parte compensata da castagne e da cereali
minori, era aggravata dall'assenza di olio , di vino e delle opportunità offerte dal mare
(pesca e navigazione)".
Si può affermare, dunque, che la Podesteria di Portovenere sottostava, come tutte le
altre comunità costiere del Dominio genovese, ad un regime di commercializzazione
forzata, in cui le risorse di scambio erano soprattutto i pesci e l'olio e poi il vino
e la stessa mano d'opera, mentre gli acquisti necessari erano costituiti principalmente
dal grano e altri cereali minori, dal sale e dai tessuti.
Argomenti
In
questa pagina
La
pesca
La produzione di olio
A pagina
2
Il vino
Il
grano
Le
castagne
Il
sale
L’allevamento
La pesca era una
attività della massima importante per l'economia del territorio ed era regolamentata,
riguardo alla vendita dei pesci in Portovenere e a Genova, in base alle "mete"
stabilite dai Mestrali; dalla seguente "Grida per li Tonni e pesci" del
22 agosto 1645 veniamo a sapere dell'esistenza di una tonnara all'isola Palmaria e,
soprattutto, delle attività fraudolente operate da persone del luogo intorno ad essa a
danno dell'intera comunità:
"Da parte del Molto
Magnifico Signor Podestà e a instanza delli Signori del Consiglio, che nessuna persona
non ardischi né presumi prender tonni alle reti che si pongono all 'Isola Palmaria o
altri luoghi di questa giurisdizione, o prender altri pesci, sin tanto che li pescatori o
sia patroni di dette Reti non habbino portato dinanti a detti Signori Consiglieri dove
sono obligati portare detti tonni o pesci acciò possano prendersi il terzo previsto che
spetta alla Magnifica Communità. Che alcuno non ardischi né presuma in qualsivo gli modo
sotto nome d'altri e sotto qual si vo gli pretesto andare a dette reti o sia sciabeghe per
prendere detti tonni o pesci, guastare le loro reti e in qual si vo gli modo dannificarli
sotto pena di scuti dui per ogniuno e per ogni volta incoresero, et quelli che li
guastassero le dette reti in pena parimenti di scuti dui. . e di più saranno tenuti per
li danni che haveranno dato a detti pescatori per conto di detti tonni e pesci e reti..."
Il pescato, naturalmente, non veniva consumato e commercializzato in maniera totale
sul posto.
Da numerosi "Responsali o
sia fede de pesci salati" risulta che una notevole quantità di acciughe e
sardine venivano salate in Portovenere e poi inviate e vendute in molte località della
Liguria; ad esempio, il 9 settembre 1644: "Il Patron Prospero Schiafino di Camo
gli ha carricato hoggi in questa spiaggia e luogo di Portovenre sopra d'uno suo liuto
barili ottanta d 'anchiue sallate per portarle nel luogo di Camo gli, prese in questi mari
salate nel luogo e spiaggia di Portovenere";
oppure l'11 agosto 1643: "Faccio fede Io Notaro della Corte di Portovenere qualmente barili dodeci pieni di anchioue salate e due barili di sardene quali Patron Bartolomeo Vernengo di Moneglia ha imbarcato sopra il suo le udo per condurre alla Spezza o sia in Riviera, sono pesci presi in questi mari e qui salati a questa spiaggia di Portovenere e imbarcati a questa spiaggia".
Dopo la pesca, l'altra importante risorsa del territorio di Portovenere era l'olio, che permetteva, attraverso la sua commercializzazione, l'apertura di un circuito di scambio e l'acquisto del grano, di cui il territorio era deficitario.
Come in tutti i borghi costieri, l'olio era prodotto sulle colline terrazzate e, una determinata quantità, la "tassa dell 'oleo", era obbligatoriamente dovuta alla Repubblica per l' approvvigionamento della Capitale, che normalmente equivaleva ad un quarto della produzione e che veniva pagato ad un prezzo amministrativo più basso rispetto a quello di mercato (nel 1693 barili 125 a L. 28 il barile).
Il confronto tra le tasse pagate dalle varie comunità, nella seguente tabella, può essere indicativo della produzione olearia nell'estremo Levante ligure (barili d'olio):
| Anni | 1603 | 1626 | 1631 | 1632 | 1638 |
| Porto Venere | 150 | 172 | 117 | 166 | 167 |
| Levanto | 150 | 184 | 125 | 166 | 166 |
| Lerici | 630 | 753 | 515 | 727 | 729 |
| Spezia | 330 | 403 | 275 | 389 | 330 |
| Totale tassa | 16243 | 24854 | 16977 | 23510 | 19528 |
Tolta, inoltre, la quantità per il consumo locale, gli uomini della comunità di Portovenere potevano disporre di un surplus da poter commercializzare. La vendita dell'olio al di fuori della Giurisdizione, però, non era sempre semplice (l'olio era la sola risorsa del territorio del Dominio che Genova sottoponeva ad un severo e articolato controllo per un prelievo diretto) perchè le Magistrature della Repubblica, per garantire l'approvvigionamento di Genova e il consumo interno delle varie giurisdizioni, spesso vietavano l' "estratione da Luogo a Luogo" e solo verso la primavera (le consegne a Genova dovevano esser fatte entro febbraio o marzo), valutata la situazione generale, venivano concesse delle licenze.
Ad
esempio, il 29 aprile 1645, i Provvisori dell'olio di Genova scrivevano: "Magnifico
Podestà, per quanto concerne alla Camera nostra permetterete a Martino Massone del luogo
di Recco d'estranere da cotesto luogo barili cinquanta d'olio per condurlo al detto luogo
de Recco con dove me prendere il dovuto responsale, e ciò però sempre senza pregiuditio
del riparto fatto dal Molto Illustre Giò Andrea Gentile già Commissario di cotesta
Riviera...". Lo stesso giorno, Giacomo Siri, Podestà di Portovenere:
"Concediamo licenza a Martino Massone del luogo di Recco di poter estraere dal
presente luogo di Portovenere barrili cinquanta d'oleo per condurlo al luogo di
Recco..
"
Sono molti, nelle carte dell'Archivio storico, i "Responsali d'oleo" concessi dai Podestà di Portovenere, dietro autorizzazione dei Provvisori di Genova a patroni e mercanti del luogo e di altre località liguri per poter esportare in altri luoghi del Dominio l'olio in sovrappiù prodotto nella loro giurisdizione. Ad esempio, il 5 agosto 1643: "Il Molto Magnifico Signor Battista Bonuino Podestà di Portovenere concede estratione a Nicolò Solaro di Zoagli di barili quattro e tre quarti d'oleo grosso per quello condurre a Rapallo per far sapone..." oppure il 6 agosto:
"Il Patron Andrea Lazaretto di Chiavari ha caricato
a nome di Lazarino Repetto qui alla presente spiaggia di Portovenere per condurre a
Chiavari sopra il suo leudo barili cinquantacinque oleo in fusti numero otto, per detta
estratione il Podestà di Portovenere li ha concessa licenza, stante le lettere de
Illustrissimi Signori Procuratori della Repubblica di Genova.."
Ancor più severi, naturalmente, erano i "Capitoli" riguardo alla
"prohibitione circa l'estratione dell 'olei et ulive fuor del Dominio"; essi ne
vietavano l'esportazione prima della consegna a Genova che, in pratica, giungeva fino
all'inizio di maggio. Effettuata la consegna, venivano concesse le licenze di esportazione
fuori dal Dominio a titolo individuale e per periodi di tempo limitati e con la
riscossione di "soldi trenta per barrile d'oleo sopra l'estratione deglOlei per
fuori del Dominio."